Vivere il mare, abitare lo spazio

Porto Rotondo

ROSSANA PEDRALI · ARCHITETTURA D’INTERNI

Living Design

Siamo partite da un’idea leggera, Roberta ed io, entrando per la prima volta nel nuovo appartamento in Sardegna: finalmente una casa al mare tutta sua. Il primo brief parlava semplicemente di relooking d’interni, di sistemare l’arredo e rivedere i colori. Ma già dai primi sopralluoghi e dalle conversazioni informali è emerso un desiderio più profondo: trasformare l’abitazione in uno spazio autentico, progettato su misura per la vita quotidiana della famiglia.

Due figli adolescenti, amici che si fermano a dormire, momenti condivisi, ritmi diversi. Era evidente che serviva più flessibilità negli spazi, maggiore autonomia e libertà di movimento. Così il progetto si è evoluto: tra scelte condivise, intuizioni e qualche coraggiosa deviazione, la casa ha cambiato volto.

Oggi, grazie al nostro intervento di architettura d’interni contemporanea, tra zona giorno, terrazza e spazi esterni non esiste più una netta separazione. Varcando la soglia, lo sguardo incontra subito il mare: il design accompagna la vista, aprendo lo spazio per accogliere, in modo fluido e naturale.

Per rispondere all’esigenza di maggiore flessibilità e autonomia della famiglia, nella ex terrazza retrostante è stato realizzato un bagno di servizio curato nei dettagli, discreto ma integrato armoniosamente nell’architettura.

Accanto, un vano tecnico per la lavanderia è stato schermato da un piano in legno su misura, che ospita una vasca antica in pietra: un elemento che evoca la memoria delle fontane sarde e dei lavatoi di campagna.

Anche qui, l’estetica si unisce alla funzionalità: i materiali scelti — resina, legno naturale e pietra grezza — dialogano con la natura circostante, trasformando la terrazza in un ambiente armonico e vissuto, parte integrante dell’identità dell’abitazione.

Da subito è stato chiaro che gli spazi dovevano cambiare, non solo per aggiungere metri quadrati ma per espandere la capacità della casa di accogliere.
La scelta è stata quella di chiudere il patio affacciato sui pini con profili di vetrate panoramiche sottili e discreti: aperture modulari studiate per non interrompere la vista e per amplificare la percezione dello spazio.

La terrazza prende finalmente il suo posto nel cuore del progetto. Non è più uno spazio di passaggio, ma una vera stanza all’aperto, con il privilegio raro di sentirsi immersi nella natura.
Abbiamo immaginato questo spazio come un’area pensata per l’accoglienza, per adattarsi a momenti diversi, a stili di vita dinamici.
È qui che si mangia quando si è in tanti, si legge un libro nel silenzio, se la notte si fa lunga e non si ha voglia di rientrare.
Uno spazio da vivere con leggerezza, con i piedi scalzi, seguendo la luce.

archiettura d'interni casa sul mare
architettura d'interni piccoli spazi

A un certo punto del progetto abbiamo capito che il pavimento poteva giocare un ruolo chiave nella continuità degli ambienti. La scelta è ricaduta sulla resina spatolata, un materiale moderno, morbido alla vista e al tatto, capace di riflettere la luce e collegare visivamente gli spazi interni ed esterni.

Abbiamo applicato la resina sia all’interno dell’appartamento che nella nuova zona pranzo, ricavata dalla chiusura della terrazza. Il colore scuro scelto crea un contrasto forte con l’azzurro del cielo e del mare e si ispira ai materiali locali: la pietra sarda, la terra, i sassi. Un richiamo alla matericità autentica del territorio.

Questa scelta cromatica non è solo estetica: è un atto progettuale coerente, che riflette l’identità della casa, dove non esistono confini rigidi tra dentro e fuori, tra giorno e sera. Ogni ambiente dialoga con l’altro, e lo spazio abitativo si fa fluido, continuo, accogliente.

progettazione di interni living casa sul mare
ritratto rossana pedrali

Il mio pensiero

Ogni progetto ha un dettaglio che mi piace pensare sia un po’ la mia firma.
In questa casa è stata la parete della grande terrazza. Non era funzionale, proprio per questo era importante.

L’ho disegnata appositamente per questo luogo, come si disegna un fondale che racconta silenziosamente il carattere della scena.
Volevo che fosse materica, autentica, un gesto che legasse arte e architettura, spazio e racconto.

Così ho deciso di decorarla con frammenti di juta grezza, ritagli di diverse misure, applicati a mano e poi dipinti con una pittura in resina, che ne conserva la trama e ne esalta le imperfezioni.
Il risultato è una superficie vibrante, quasi un arazzo contemporaneo, che dialoga con la natura e restituisce profondità alla parete.

Non è un quadro. Non è una finitura.
È un segno emotivo, che dice qualcosa di chi abita questo spazio, un po’ anche di me.